Il Novecento Palermitano e il Liberty.

29 Gennaio 2008.


Con la luminosa stagione del Liberty, lo stile "floreale" che ha raffinate manifestazioni in una serie di edifici per la committenza signorile (Villa Florio, Villa Igiea, villino Favaloro: opere tutte di Ernesto Basile), si esaurisce infatti - allo scoppio della prima guerra mondiale - il corso aureo della vicenda artistica palermitana, che tuttavia ha breve appendice in quella cosiddetta " architettura del Regime" che trova episodi di rilievo in alcuni edifici di aulica e chiusa monumentalità: l'imbocco neo - barocco di via Roma (1922-1936), il palazzo delle Poste (1928-35), l'antica sede del Banco di Sicilia (1932-38).Una evoluzione del gelido Neoclassico, investito da raffinati equilibri eclettici, è nel policromo Teatro Politeama in stile pompeiano (nel quale trovasi allogata la Civica Galleria d'arte Moderna, con interessanti opere di pittura e scultura dell'Otto e Novecento) e nel monumentale Teatro Massimo (1874 -95) di G. Filippo Basile, insigne prodotto severamente espressivo della città borghese, tempio della lirica fra i più prestigiosi d'Europa:eleganza greca compatta dinamica delle masse sono fuse nell'imponente edificio in risultati di coerente unità.

Alla seconda metà dell'Ottocento appartiene pure l'istituzione nell'ex convento dei Padri Filippini all'Olivella del Museo Archeologico Regionale, ricco di importantissimi reperti del mondo classico। Contiene materiali preistorici, fenicio - punici ed egizi, testimonianze dell'antica civiltà sicula, collezioni di arte etrusca , ceramiche greche, epigrafi provenienti da vari siti della Sicilia, reperti di Tindari e Solùnto; gli elementi di maggiore interesse sono le celebri metope di Selinunte e l'ariete bronzeo di età ellenistica proveniente da Siracusa। E' in questo severo e massicio edificio che il visitatore avrà il primo emozionante incontro col mistero e col fascino dell'archeologia. Ma non qui soltanto: e infatti, se disposto a una piccola impresa sportiva, nelle immediate vicinanze della città, nella contrada rivierasca dell'Addaura, potrà vivere una eccezinale esperienza. Qui, sulle pendici settentrionali del monte Pellegrino prospettanti sull'azzurro mare del golfo, una vasta grotta custodisce da diecimila anni il suggestivo ed ermetico messaggio dell'arte primitiva e della vita di una popolazione vissuta nel Paleolitico Superiore: sono nitidi graffiti raffiguranti animali (cervi e bovini) e strane figure umane senza mani e piedi, cacciatori e guerrieri intenti forse in una danza rituale di iniziazione, alcuni dei quali col viso nascosto da una maschera a becco d'uccello. Più avanti, sul promontorio di Capo Gallo, la "grotta Regina" conserva varie iscrizioni puniche dipinte sulle sue pareti. Una così straordinaria digressione nella preistoria non distragga, però, dalla visualizzazione degli ultimi prodotti edilizi che compongono il volto "bello" della città, tasselli dello splendido mosaico di un passato in grado ancora di suscitare emozioni estetiche: appartengono ai primi decenni del Novecento.

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