Palermo,capitale dell'euromediterraneo attraverso la storia delle sue principali arterie stradali

24 Gennaio 2008.


Via Libertà.



Si estende dalla piazza Castelnuovo e Ruggero Settimo alla piazza Vittorio Veneto, nel quartiere Politeama - Libertà.E' ritenuta, giustamente, la più bella arteria stradale del capoluogo della Sicilia. Trattasi di un bel viale alberato ricco di vetrine e boutique; ampio e grandioso, elegantissimo coi suoi platani verdi e folti (per usare la stessa espressione di Adrien de Saint che scrisse nell'Ottocento la magnificienza del viale). Al tempo in cui visse il de Saint la via era ricca di ville in stile liberty, lo stile di fine Ottocento e dell'inizio del Novecento; le ville e i palazzi di una borghesia che voleva sentirsi all'altezza della vecchia aristocrazia cittadina.Chi giunge a Palermo potra' sentire ancora oggi gli echi di una citta' che, tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, aveva scelto il modernismo, la cosiddetta art-nouveau, per realizzare opere che mostrassero la ricchezza e il prestigio di una borghesia imprenditoriale in ascesa. Una classe che intendeva costruire teatri piuttosto che chiese, e poi palazzi e ville all'altezza di quelle dell'antica aristocrazia. Ecco il liberty. Si mostra glorioso negli interni del Teatro Massimo ai quali lavoro' Ernesto Basile che diresse i lavori dal 1891, anno della morte del padre Giovan Battista Filippo ideatore del progetto iniziale, o nello splendido salone di Villa Igiea affrescato da Ettore De Maria Bergler in una esplosione di fanciulle in fiore tra iris, papaveri e melograni. Ma effigie di uno stile che rappresenta meglio di ogni altro un modo di vivere, e' anche il ritratto di Franca Florio come ci giunge attraverso la pennellata rapida, eccentrica del pittore Giovani Boldini. Il quadro, oggi perduto, e' noto soltanto attraverso alcune riproduzioni. Sembra che sia stato rifatto da Boldini per ben due volte: a Ignazio Florio non piaceva l'aria lasciva che il pittore aveva attribuito a sua moglie, splendida e ammiratissima figlia del barone di San Giuliano. Bisogna ammettere pero' che anche nella seconda versione Donna Franca appare in tutta la sua sensuale bellezza. Ha uno sguardo perso a immaginare chissa' cosa, uno scollatissimo abito che pare decorato con inserti tratti da un repertorio di stoffe art-nouveau, e porta al collo il suo celeberrimo filo di perle lungo sette metri. La stessa collana che indossa in una foto scattata nel 1904 mentre riceve l'Imperatore Guglielmo II nel parco della sua casa, appena rinnovata, all' Olivuzza. Ma ritorniamo alla via Libertà. Oggi quelle ville, quei palazzi in stile liberty, purtroppo, non esistono più in quanto una spregiudicata speculazione edilizia ( frutto di del malgoverno di una classe politica durata più di vent'anni che aveva trovato in tale attività un'ottima fonte di reddito e di riciclaggio per il danaro sporco della mafia del tempo <-1950-1975> a cui era saldamente legata) ha fatto del cemento armato uno stile e una cultura di vita, facendo perdere alla via quel fascino originario che aveva al tempo delle realizzazioni architettoniche di Ernesto Basile che del liberty palermitano è l'esponente preminente.

Il nome alla via fu dato dai patrioti del 1848 che ne tracciarono il percorso, creando quel pomone urbanistico che congiungeva il centro storico con il parco della Favorita. Repressi i moti rivoluzionari del '848, tornati i Borbone, la via divenne "via della Real Favorita". Raggiunta l'indipendenza il nome precedente fu ripristinato.

Al termine del viale vi è piazza Vittorio Veneto ove si erge il monumento commemorativo del 27.05.1860, opera di Ernesto Basile (1909-1910) con bassorilievi di Antonio Ugo. Nel 1931, ad opera del Basile, fu aggiunto l'emiciclo che si trasformò in monumento ai caduti.


Lungo il percorso del viale, in piazza Mordini vi è il monumento della Libertà, con l'immagine simbolo dell'aquila; nella successiva piazza Crispi, il monumento al Crispi, opera di Mario Rutelli (1905). Lungo il percorso si incontra il prospetto in stile neo - medioevale del Conservatorio delle Croci (fondato nel 1690 per accogliervi fanciulle povere), che fu costruito da Giovan Battista Filippo Basile.

Proseguendo nel percorso , sulla sinistra c'è Villa Garibaldi, con il monumento a Garibaldi (1892), opera di Vincenzo Ragusa. Alla base del monumento è scolpito un leone, ad opera di Mario Rutelli. Di fronte vi è il Giardino Inglese con all'interno la famosa scultura dei fratellli Canaris, di Benedetto Civiletti.Il Giardino Inglese, realizzato tra il 1850 ed il 1853 su disegno di Giovan Battista Filippo Basile, si ispira ai canoni della tradizione anglosassone, sfruttando ed enfatizzando le caratteristiche orografiche del terreno, snodando percorsi con andamenti sinuosi e piccoli manufatti all'interno: padiglioni, fontane, statue, busti, cippi commemorativi, una serra ed una voliera.


Il parco è strettamente connesso a quello che in origine fu chiamato lo Stradone della via Libertà, aperto nel 1848 a seguito della deliberazione adottata dal giovane e provvisorio Governo rivoluzionario siciliano, che ne comportò la suddivisione in due aree una di fronte all'altra: il Parterre Garibaldi, realizzato su un unico livello, nel quale si erge la statua equestre di Giuseppe Garibaldi, e il Bosco, nel quale si trova la maggior parte dei manufatti interessati dal progetto.

Nell'estate del 2003, dopo quattro mesi di lavori (appalto assegnato riutilizzando residui dei fondi Onu messi a disposizione dalla Prefettura), sono stati restituiti alla città l'intero nonché pregiato parco statuario e la casa del custode del Giardino Inglese. Trentuno, in tutto, gli elementi scultorei recuperati, tra statue, cippi, busti e fontanelle, espressioni della creatività di maestri siciliani: da Benedetto Civiletti a Mario Rutelli, da Antonio Ugo a Ettore Ximenes. Le opere, disposte lungo i percorsi del giardino, presentavano evidenti segni di degrado, provocati dagli agenti atmosferici, da atti di vandalismo, ma anche dall'incuria in cui erano state lasciate per anni. Fra i monumenti restaurati c'è anche la statua equestre che raffigura Giuseppe Garibaldi, posta nel parterre di fronte al giardino (oggi intitolato a Giovanni Falcone e Francesca Morbillo), opera bronzea di Giovan Battista Ragusa sul cui basamento è collocato un leone in bronzo scolpito dal Rutelli.E nuovo smalto è stato dato anche all'ottocentesca casa del custode, ridotta ormai quasi a un rudere. L'edificio, tirato a lucido con un'azione mirata sia alla conservazione che a un vero e proprio recupero formale-estetico e funzionale, è stato riportato al suo originario aspetto, in armonia con la riqualificazione dell'intero parco. Fra le parti della villa recuperate figurano anche l'imponente voliera per gli uccelli e la serra.


Nell'ambito dei lavori, attraverso una ricerca negli archivi della Civica Galleria d'arte moderna “Empedocle Restivo”, e grazie anche ad alcune testimonianze, sono stati ritrovati e ricollocati decine di frammenti di statue di marmo, oltre alla mano di bronzo della Piccola vedetta lombarda, statua che si trova in prossimità dell'ingresso da via Libertà. I frammenti, tutti ben conservati, sono stati rinvenuti nei depositi della stessa Galleria. Inoltre, sono stati restaurati e ricollocati sui loro piedistalli originali due busti in marmo che ritraggono Felice Cavallotti e Nino Bixio, rinvenuti nei magazzini dei giardinieri del Giardino Inglese.

I lavori hanno portato anche al recupero di una vasca che, tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento, veniva utilizzata per l'accumulo dell'acqua ad uso irriguo e che poi, negli anni Sessanta, era sta soprelevata con un cordolo in cemento armato di un metro e mezzo. Il cordolo, adesso, è stato rimosso. La vasca, riportata alla sua altezza originaria e nuovamente ben visibile, è stata trasformata in una fontana con pesci, piante acquatiche, zampilli d'acqua e un nuovo impianto di illuminazione che consentirà di apprezzarne il valore ornamentale anche nelle ore serali.


Nell'ambito dei lavori è stato anche demolito un manufatto degradato che si trovava tra la Casa del custode e l'attigua villa Pottino. L'edificio, ormai in disuso e pericolante, aveva ospitato fino a quindici anni fa il laboratorio di un calzolaio. Nel '91, cessata tale attività, era stata emanata dal Comune un'ordinanza di demolizione dell'immobile, mai eseguita fino ad ora. Al posto della vecchia e cadente costruzione, è stato realizzato un prato. Sono stati rifatti, inoltre, circa venti metri di recinzione della villa, laddove prima sorgeva il muro perimetrale del manufatto.

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