IL TEATRO “MASSIMO” DI PALERMO



Il Teatro Massimo Vittorio Emanuele di Palermo aprì le porte al pubblico la sera del 16 maggio 1897, ventidue anni dopo la posa della prima pietra. Il concorso internazionale per il progetto e la realizzazione del teatro era stato bandito nel 1864, per volontà del sindaco Antonio Starrabba di Rudinì. Il concorso fu vinto dall’ architetto palermitano G.B. Basile. La sera del 30 ottobre del 1874 il Consiglio Comunale deliberò che il teatro si costruisse e che il direttore dei lavori fosse il Basile.Il 12 gennaio 1875, Palermo poté con gioia assistere alla posa della prima pietra in piazza Giuseppe Verdi. Si coronava così il desiderio di erigere a Palermo un grande teatro, segnale di una rinnovata identità urbanistica e sociale dopo l’ unità nazionale. In quegli anni la vita culturale subiva l'influenza di diversi imprenditori illuminati che contribuirono con generose donazioni alla costruzione del teatro e per qualche anno ne furono gestori altrettanto lungimiranti. Gli intensi scambi commerciali facevano sì che a Palermo convergessero e si sviluppassero interessi di dimensione europea, e che la città fosse in continuo contatto con inediti modelli culturali. Erano gli inizi della Belle époque, stagione che fu per la città un momento di fioritura architettonica ed economica entrata poi nel mito e interrotta soltanto dallo scoppio del primo conflitto mondiale. L’inaugurazione del Massimo avvenne il 16 maggio 1897 nel segno della più assoluta modernità, con un’opera che appena quattro anni prima aveva additato al mondo musicale italiano la direzione e il senso del futuro. Falstaff di Verdi andò in scena con la direzione di Leopoldo Mugnone e con Arturo Pessina nel ruolo del titolo. Si trattò di un assoluto trionfo, non solo dell’opera, ma di tutto il progetto culturale che elevava Palermo al ruolo di capitale operistica accanto ai grandi centri europei. D’altronde, fin nell’ideazione del Massimo, questo anelito di grandezza aveva segnato le dimensioni della realizzazione: Palermo inaugurava quella sera un teatro che per dimensioni era secondo soltanto all’ Opéra di Parigi. Sull’onda di tale entusiasmo, l’intera stagione segnò il "tutto esaurito". D'altra parte, la presenza di uno sponsor d'eccezione, come Ignazio Florio, garantiva al Massimo una risonanza ed un rilievo internazionali. Il Teatro Massimo continuò la sua attività lirica per 77 anni sino al 1974, quando fu chiuso per i necessari lavori di adeguamento alle più restrittive norme di sicurezza emante in quegli anni. Doveva essere una chiusura “temporanea”: durò oltre vent’anni. Fino all’ultimo la sua riapertura fu avvolta nella suspence e grazie alle maestranze che si imposero turni sfiancanti, il 12 maggio 1997, nonostante i lavori ancora in corso, il Teatro viene riaperto con enorme commozione e partecipazione dei cittadini. Quattro giorni dopo, il 16 maggio, si festeggerà il centenario del Teatro con la Seconda Sinfonia di G. Mahler. La prima del 12 maggio 1997 aveva dato vita anche a polemiche. Si parlò infatti di finta riapertura dal momento che il teatro, ancora incompleto, poté ospitare solo la stagione dei concerti. Il 22 aprile del 1998 con l'Aida di G. Verdi anche la lirica tornò al Teatro Massimo, che riprese in maniera definitiva il suo ruolo centrale nella vita culturale della città. Da allora si sono susseguite centinaia di allestimenti che hanno coinvolto luoghi molteplici della città e della provincia di Palermo. Per molti anni, nella storia più recente, il Massimo ha detenuto la palma di Teatro con il maggior numero di rappresentazioni per stagione e ciò la dice lunga di un amore ricambiato fra la città e il suo monumentale Teatro. Lo sforzo di adeguare le strutture al progresso tecnologico e al pluralismo culturale si manifesta nel raffinato archivio multimediale che il Massimo ha realizzato in rete e alle iniziative editoriali di grande interesse fra cui spicca la pubblicazione della rivista trimestrale Avidi Lumi, fonte di inesauribili studi e scoperte musicologiche e discografiche.

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