Quelle tre tazze di caffè che bevvi quel giorno.

Monreale, lì 18 Giugno 2009.

E dire che ero preoccupato per aver bevuto tutto quel caffè. Si, ero davvero preoccupato pensando che l'assunzione continua di caffè, e quindi di caffeina, producesse nel mio organismo dei danni che prima o poi sarebbero divenuti irriparabili. Ed invece, con mia somma sorpresa, leggo sul Mattino di Caserta di ieri, alla pagina 14, che "tre caffè al giorno proteggono da tumori, diabete e Parkinson". Leggo avidamente l'articolo in questione dal quale si evince che i ricercatori dell'Istituto farmacologico Negri di Milano, a seguito di prolungate e complesse ricerche, hanno stabilito che il caffè, per moltissimi italiani l'unica bevanda che gli consenta di concludere in armonia il pranzo o la cena, sembra avere un effetto protettivo sul rischio di alcuni tumori dell'apparato digerente, come il tumore del colon e del fegato. Infatti, l'istituto farmacologico Negri, su uno studio basato su 2166 casi di tumore del colon, ha dimostrato che il consumo di caffè si associ a un ridotto rischio di cancro. Il caffè, come è emerso dalle ricerche, contiene degli antiossidanti e sostanze antimutageniche. Nel colon il caffè riduce la secrezione di colesterolo e acidi biliari, stimola la secrezione di steroli neutri e aumenta la mobilità. Quanto al fegato, dichiara la signora Alessandra Tavani, capo del Laboratorio di epidemiologia delle malattie croniche dell'istituto di via La Masa, "il consumo di caffè, che contiene due sostanze epatoprotettive, è inversamente associato al rischio di cirrosi epatica, importante fattore di rischio del tumore". La dose consigliata dagli esperti è massimo 3 tazze al giorno, equivalenti a 300 mg di caffeina totale. Carlo La Vecchia, capo del Dipartimento di epidemiologia dell'Istituto Mario Negri, ha precisato che il caffè "è un prezioso alleato delle donne per i suoi effetti protettivi nei confronti del tumore dell'endometrio, la mucosa che riveste internamente l'utero". Ebbene, dopo aver letto l'articolo, mi sono dovuto ricredere sul mio consumo medio giornaliero di caffè, anche se sono del parere, così come recita un vecchio proverbio, "che il troppo stroppia". Seguite i consigli degli esperti e non eccedete nel consumo di questa meravigliosa bevanda.

Proprietà del caffè sino ad ieri da me conosciute.

Già verso la fine del XVI secolo i botanici iniziarono ad analizzare le proprietà della bevanda. Dopo Rauwolf, nel 1713 il botanico francese Antoine de Jusseieu realizzò una delle più significative pubblicazioni scientifiche sulla anatomia del caffè. A coloro ai quali l'uso del caffè provoca troppo eccitamento - può provocare in soggetti predisposti episodi di tachicardia sinusale, quindi cardiopalmo, oppure insonnia - viene consigliato di astenersene o di usarlo con moderazione; l'effetto potrebbe anche essere corretto mescolandovi un po' di cicoria oppure orzo tostato. L'uso costante potrebbe neutralizzare gli effetti negativi del caffè su molte persone, ma potrebbe anche nuocere, essendovi dei temperamenti tanto eccitabili da non essere correggibili. Pellegrino Artusi sosteneva che l'uso del caffè dovesse essere proibito ai più giovani.

Secondo una diceria ottocentesca, il caffè eserciterebbe un'azione meno eccitante nei luoghi umidi e paludosi e si riteneva che questa fosse la ragione per cui i paesi in cui se ne fa maggior consumo in Europa sono il Belgio e l'Olanda. In Medio Oriente, ove si usa di ridurlo in polvere finissima e farlo all'antica per berlo ancora torbido, il bricco, nelle case private, è sempre sul fuoco.

Secondo il medico Paolo Mantegazza, patologo ed igienista, il caffè - contrariamente a quello che comunemente si pensa - non favorisce in alcun modo la digestione; tuttavia può essere fatta una distinzione: il criterio può essere riferito a coloro ai quali il caffè non provoca eccitazione particolare, mentre per coloro sensibili alla bevanda, può portare la sua azione anche sul nervo pneumogastrico; ed è un dato di fatto innegabile che possano digerire meglio (e l'uso invalso di prendere una tazza di buon caffè dopo un lauto pranzo ne è una testimonianza, neppure troppo indiretta).

Preso alla mattina a digiuno pare che il caffè sbarazzi lo stomaco dai residui di una imperfetta digestione e lo predisponga ad una colazione più appetitosa; va precisato ad ogni modo che una tazzina di caffè, cioè 10 cL di caffè, e un cucchiaino di zucchero, apportano all'organismo solo 45 calorie in totale, contro le 400 indicativamente raccomandate dai dietologi per una colazione bilanciata, una che cioè fornisca il 29% delle calorie consumate nelle 24 ore successive: è fortemente sbagliato, pertanto, sostituire la colazione con una semplice tazzina di caffè, aggiungendo a ciò che, contrariamente al pensiero comune, trascurare la colazione espone gravemente all'obesità gli individui predisposti ad ingrassare. Resta inoltre valida la raccomandazione della Food and Drug Adminstration di "evitare se possibile i cibi, le bevande e i medicinali che contengono caffeina, o comunque consumarli solo raramente". Molti ricercatori sconsigliano il caffè decaffeinato, cioè quello contenente meno del 0,1% di caffeina, rimarcando l'uso di solvente tossico per eliminare la caffeina, del quale rimarrebbero tracce, che tuttavia per legge dovrebbero non essere sopra una soglia minima, comunque considerata dai medesimi detrattori troppo alta (es. etilmetilchetone: 20 mg/kg; se subisce reazioni di condensazione, forma dei veleni). In realtà molte aziende utilizzano dei metodi di produzione del decaffeinato che non necessitano di alcun solvente realmente tossico, e che quindi si possono considerare sicuri.

Prima di mettersi in viaggio il caffè non è consigliato, se non dopo aver mangiato. Infatti è uno stimolante e facilita l'attenzione, ma favorisce anche un'ipersecrezione gastrica fastidiosa, soprattutto a stomaco vuoto.

Il caffè mescolato al latte bollente (il famoso cappuccino) ha la proprietà di bloccare l'appetito ed è comunemente pensato essere un sostitutivo del pranzo anche se impropriamente. Questo perché, con la temperatura, l'acido tannico del caffè si combina con la caseina del latte, dando luogo al tannato di caseina, composto difficile da digerire. (Fonte: it.wikipedia.org)


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