L’ARRIVO DEI RE MAGI TRA STORIA E TRADIZIONE.

L'Adorazione dei Magi di Giotto. (Fonte: dalla rete)
4 Gennaio 2012.

Passato Natale e Capodanno, tra pance piene e notti insonni, a chiudere il cerchio manca L’Epifania che, come recita un vecchio detto, “tutte le feste si porta via”. E ad attenderla sono soprattutto i bambini, impazienti di ricevere dalla vecchina con il naso adunco dolciumi e regali. Forse non tutti sanno, però, che il 6 gennaio è una festa religiosa: il termine epifania significa infatti manifestazione del divino e, mentre nel calendario liturgico dei cattolici e di altre Chiese Cristiane si celebra l’arrivo dei Re Magi, lo stesso giorno la Chiesa Ortodossa e altre di rito orientale, celebrano il battesimo di Cristo nel Giordano. A raccontare dei Magi è solo il Vangelo di Matteo (2,1-12); originari dell’altopiano iranico essi erano sciamani legati al culto degli astri e, successivamente, sacerdoti del dio Ahura Mazda, protettore di tutte le creature. A dispetto del loro nome non avevano nulla a che fare con la magia essendo studiosi di astronomia. Seguendo la lettura del cielo, avevano riconosciuto in Cristo uno dei loro “Saosayansh”, il salvatore universale e, partendo dall’Oriente, erano giunti fino a Gerusalemme diventando loro stessi “l’anello di congiunzione” tra la nuova religione nascente, il cristianesimo, e i culti misterici orientali, come il mazdaismo e il buddismo. Secondo il racconto del Vangelo, giunti a destinazione, i Magi si recarono, per prima cosa, da Erode, re delle Giudea romana, domandando del re appena nato, e a questo particolare sarebbe da ricondurre la successiva Strage degli Innocenti ordinata da lì a poco dallo stesso Erode. Il numero di Magi d’Oriente giunti alla capanna di Betlemme non sarebbe ben specificato ma considerati i doni portati, oro, incenso e mirra, si ritiene che fossero stati tre: Gaspare, per i greci Galgalath, ovvero signore di Saba; Melchiorre, il più anziano e il suo nome deriverebbe da Melech, che significa Re; e Baldassarre, da Balthazar, mitico re babilonese. I doni offerti al bambin Gesù non sembrerebbero casuali anzi farebbero riferimento proprio alla sua duplice natura, umana e divina: l’oro in quanto era il dono riservato ai re e Gesù era il Re dei Re; l’incenso come testimonianza di adorazione alla sua divinità; la mirra, fra tutti il dono più significativo. Era, infatti, una pianta medicinale dalla quale si estraeva una resina gommosa che, mescolata con oli, produceva unguenti medicinali, dalla valenza religiosa; la parola Cristo significa proprio unto, consacrato con un simbolico unguento, un crisma, per essere re, guaritore e Messia di origine divina. Tutt’oggi il culto dei Magi non è dimenticato, si ritiene che le loro reliquie furono recuperati in India da Sant’Elena e poi portati a Costantinopoli e pare che dal 1304 siano depositate in un’arca nella chiesa di Sant’Eustorgio, a Milano. Se volete rivivere la magia della rievocazione di questi personaggi vi suggeriamo tre appuntamenti che, naturalmente, avranno tutti luogo il 6 gennaio: la “Sfilata Storica dei Re Magi a cavallo” che da circa vent’anni si svolge ad Aci Platani (Ct); l’“Adorazione vivente dei Magi” a Gagliano Castelferrato (En); e “Li Tri Re”, manifestazione tradizionale di Canicattì (Ag).

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