La Chiesa di San Cataldo di Palermo.


La chiesa di San Cataldo di Palermo (prospetto frontale).

La chiesa di San Cataldo di Palermo (prospetto posteriore).
Storia:

Sita a Piazza Belliniaccanto la chiesa della Martorana o dell'Ammiraglio, si ritiene che sia stata fondata da Maione di Bari (Bari, 1115 – Palermo, 10 novembre 1160), così come documentato da Domenico Lo Faso Pietrasanta duca di Serradifalco (Palermo 1783- Firenze 1863), nella sua opera "Del Duomo di Monreale e di altre chiese siculo - normanne: ragionamenti tre (Palermo 1838, pag. 38 e seguenti)", negli anni in cui Maione di Bari fu ministro, ammiraglio, gran cancelliere di Guglielmo I, (fra il 1154 e il 1160 d.C.). A tal proposito, vedasi il manoscritto "Delle Chiese di unioni, confraternite ecc., al foglio 582" di Antonio Mongitore (Palermo, 4 maggio 1663 – Palermo, 6 giugno 1743) nel quale si afferma che Guglielmo II, nel mese di giugno 1182, per suo privilegio, concesse ai Benedettini di Santa Maria Nova di Monreale, fra l'altro:
- a Palermo, la casa del fu Silvestro conte di Marsico, vicino alla chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, con cappella, forno e orto; la chiesa di San Martino, fondata da Pietro Indulfo, con i suoi possedimenti; la vigna di Pietro, mastro pittore, vicina alle sorgenti del Gabriele, che sua figlia e il marito avevano ceduto alla corte. 
Le concessioni temporali vanno inquadrate nell'ambito del diritto feudale del tempo e furono interpretate nel corso dei secoli secondo l'evoluzione del diritto feudale stesso. Nella sostanza, però, rimasero pressoché integre dalle origini sino alla Costituzione siciliana del 1812, con la quale furono formalmente aboliti i privilegi feudali in Sicilia.


La chiesa di San Cataldo servì solo una volta di parrocchia filiale di quella di Sant'Antonino, conservando però sempre la dignità e il grado di chiesa palatina, cioè del palazzo, che vi fabbricò per suo uso Silvestro conte di Marsico (inizio del secolo XII – 1162 circa). 
Essendo però detta chiesa passata nel 1220 a pertinenza della chiesa arcivescovile di Monreale, smise di essere una parrocchia filiale della chiesa di Sant'Antonino, assumendo nella circostanza la condizione e la singolarità di chiesa estera. 
Nel 1160, anno in cui fu assassinato Maione di Bari, le sue proprietà furono vendute a Silvestro, quindi suo figlio Guglielmo le mise in vendita insieme allo jus di una cappella “in predictis domibus costructa”, chiaramente identificabile nel San Cataldo, poiché la stessa chiesa era stata utilizzata per dare sepoltura alla piccola sorella Matilda, morta nel 1161, come si ricava dall’iscrizione che ancora oggi è visibile sopra una delle pareti interne della chiesa, nei pressi dell’ingresso: EGREGI COMITIS SILVESTRI NATA MATILDIS / NATA DIE MARTIS, MARTIS ADEMPTA DIE / VIVENS TER TERNOS HABUIT MENSES OBIITQUE / DANS ANIMAM COELIS, CORPUS INANE SOLO / HAEC ANNOS DOMINI CENTUM UNICIES SIMUL UNO / E DECIES SENIS HAC REQUIESCIT HUMO.
Tornando al possibile ruolo ricoperto nella vicenda da Maione da Bari, la sua origine pugliese potrebbe in realtà spiegare sia la scelta della titolazione stessa a San Cataldo, vescovo di Taranto, sia la scelta dell’impianto architettonico adottato nella Chiesa, risolto in copertura attraverso la sequenza in asse di tre cupole. Pur essendo concessa sin dal 1182 all’arcivescovo di Monreale, tale fatto non ha impedito che le radicali trasformazioni operate, durante i secoli successivi, nel piano del Pretore e del suo immediato intorno determinassero una sorta di “fagocitazione” della chiesa all’interno dei nuovi corpi di fabbrica ivi realizzati, soprattutto dopo il taglio della via Maqueda. 
È molto plausibile che San Cataldo abbia mantenuto la propria configurazione fino alla fine del XVII secolo, quando l’Arcivescovo di Monreale Giovanni Roano (fu vescovo di Monreale dal 27 novembre 1673 - al 4 luglio 1703) si fece promotore nel 1679 della “ristorazione e degli abbellimenti” dell’edificio, opere ricordate in un’iscrizione ancora visibile, sopra la porta di ingresso. È proprio la realizzazione all'inizio del XIX secolo della nuova sede della regia Posta, inglobando al suo interno la chiesa di San Cataldo e le sue dipendenze, a determinare il futuro della cappella normanna.
Nel 1882, dopo varie vicissitudini che videro la chiesa trasformata persino in ufficio postale, venne interamente restaurata da Giuseppe Patricolo (Palermo1834 – 1905) e restituita alla rigorosa struttura architettonica originaria. La chiesa di San Cataldo è utilizzata molto frequentemente come testimonial dell’immagine monumentale di Palermo, in particolare della città in età normanna. Nel 1867 la direzione della Posta decise l’utilizzazione anche della cappella per lo svolgimento di alcune mansioni, destinandola all'ufficio per la distribuzione della corrispondenza. Il progetto di Giuseppe Patricolo (1882) doveva consistere in un’azione di totale ripristino stilistico dell’opera. I lavori furono completati nei primi mesi del 1885, quando anche il problema del rivestimento delle cupole era stato risolto apponendo una rifinitura in intonaco di colore rosso scuro. La complessa e radicale opera di restauro guidata dal Patricolo aveva condotto la chiesa di San Cataldo ad acquisire una configurazione forse mai avuta nella sua storia: l’edificio era stato, infatti, completamente liberato su tutti i fronti dalle costruzioni annesse, mentre risulta evidente che anche in origine la cappella fosse congiunta ad altri corpi di fabbrica. Ancora oggi l’edificio che possiamo apprezzare è sostanzialmente la fabbrica architettonica restituita dall'opera del Patricolo, anche se dobbiamo registrare alcune trasformazioni operate sia all'interno della chiesa sia nell'immediato intorno durante il XX secolo. Il primo di tali interventi è riconducibile all'acquisizione della chiesa da parte dei cavalieri del Santo Sepolcro, che nel 1937 restaurarono e riconsegnarono al culto la cappella, come riportato nella lapide posta sulla parete meridionale all’interno della Chiesa: ORDO EQU.SCTIU SEPULCRI HIER / ALOYSIO CARD. LAVITRANO PROTEC / TORE COLMITE JOANNE LO BUE / DE LEMOS IN SICILIA LOCUMTE / NENTE RESTAURAVIT AC DIVINO CULTUI RESTITUIT A.D. MCMXXXVII. Le opere intraprese in tale circostanza riguardarono la collocazione negli alveoli di spigolo delle absidi di colonnine marmoree, che infatti ancora oggi presentano nel capitello il simbolo crociato dei cavalieri, e la chiusura con infissi a transenna delle finestre. Il secondo intervento riguarda la demolizione dell’edificio seicentesco prospiciente la via Maqueda, danneggiato dai bombardamenti del 1943 e rimosso, infine, nel 1948. In seguito a tale demolizione, ai piedi del basamento su cui spicca oggi la Chiesa, è stato ricavato uno slargo, in cui è stato messo in luce un frammento delle antiche mura urbane di età punica. La pavimentazione a tarsie marmoree e lastre di porfido e serpentino, per quanto integrata da restauri, conserva ancora sostanzialmente la sua preziosa conformazione originaria. La chiesa di San Cataldo è affidata all'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme - luogotenenza Italia Sicilia / sezione di Palermo. L’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, storicamente, risulta essere il più antico degli ordini sacri e militari dovendosi ricollegare all'iniziale affidamento del Santo Sepolcro ad un gruppo di venti “frates” per la sua custodia e che, all'occorrenza, avrebbero anche dovuto impugnare le armi per la Sua difesa.

Architettura:

L'esterno presenta un compatto paramento murario in arenaria addolcito da intagli di arcate cieche e ghiere traforate, di influenza islamica. In alto s'impongono i profili solenni di tre cupole rosse (con calotta liscia, emisferica e rialzata) poste in felice contrasto cromatico con la severa monocromia delle pareti.
L'interno presenta tre corte navate - di cui quella centrale è scandita dalla sequenza ritmica delle tre cupolette - separate da colonne.

Fonte:

Bibliografica -
  • "Del Duomo di Monreale e di altre chiese siculo-normanne: ragionamenti tre, Palermo 1838, pag. 38 e seguenti", di Domenico Lo Faso Pietrasanta duca di Serradifalco (Palermo 1783- Firenze 1863);
  • Manoscritto "delle Chiese di unioni, confraternite ecc., al foglio 582" di Antonio Mongitore (Palermo, 4 maggio 1663 – Palermo, 6 giugno 1743);
  • Biblioteca storica e letteraria di Sicilia: Opere storiche inedite sulla città di Palermo ed altre città siciliane,A. Forni, 1873;
  • Storia delle Chiese di Sicilia, di Gaetano Zito, Libreria Editrice Vaticana,2009.
Linkografica -


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