"Malacarne", il nuovo romanzo di Francesco Toscano. Capitolo 3.

Tre.


La taverna di Corso Tukory era affollata più del solito. Dalla cucina proveniva un odore di carne bollita, condita con sedano, cipolla e altri aromi.
Due uomini, già quasi ubriachi, bevevano del vino a ridosso del bancone dell’oste; essi discutevano animatamente della mancata retrocessione in Serie B del Palermo calcio, nel corso della stagione calcistica precedente.
Il primo dei due sosteneva che forse retrocedere nella serie cadetta sarebbe stata la cosa più giusta; il secondo, adirato, sosteneva invece che fosse solo colpa del Presidente, Maurizio Zamparini, reo, a suo dire, della pessima gestione dei calciatori più talentuosi che la massima società di calcio cittadina aveva avuto durante la sua quindicennale gestione; inoltre, egli asseriva anche che la compagine rosanero, nel corso della stagione calcistica 2015/2016, si fosse salvata solo grazie ai “senatori”, poi ceduti dalla società a fine stagione.
«Ma unnè accussì, cucì? Unnè cuomu ti ricu iu? S’ha futtutu un saccu ri rinari, stu sdisanuratu, e ora chi buoli fari? Ma vatinni! Viri un cazzu à ghiri!».
Poco distante dai due, in un tavolo posto a ridosso dell’uscio della porta d’ingresso, erano seduti tre uomini che bevevano un buon vinello rosso, consegnato loro dall’oste, in una brocca da un litro, qualche minuto prima.
I tre uomini, di dubbia moralità, erano intenti a conversare tranquillamente tra loro dei loro loschi affari, degustando il vino in attesa che l’oste servisse loro anche quel bollito che già da qualche ora cuoceva in pentola. Uno di loro era Gaetano Curzio, il malvivente che aveva contratto un debito, benché morale, con il giovane Magrì.
Curzio era un infimo uomo, da poco cinquantenne, alto un po’ meno di un metro e sessantacinque, calvo, con un ventre pronunciato per via dell’ascite, uno dei sintomi della cirrosi epatica, la patologia da cui era affetto e che era diretta conseguenza del vizio dell’alcol che egli aveva da quando, poco più che venticinquenne, ebbe un grave incidente stradale in seguito al quale aveva perso la sua unica figlia, una bambina di appena sette anni.
Salvatore entrò all'interno della taverna: salutò i presenti. Curzio si alzò dal tavolo ove era seduto per salutarlo e abbracciarlo. Gaetano, dopo averlo presentato agli amici, tessendo le lodi del giovane, a suo dire “un picciotto in gamba”, lo invitò a sedere al loro tavolo, a bere e a mangiare e a non preoccuparsi di nulla, specificandogli che quel giorno era suo ospite.
Magrì non se lo fece ripetere due volte. Salvatore si sedette al tavolo dei tre compari e, dopo aver brindato alla loro salute, raccontò loro quello che gli era successo la sera precedente in seno alla sua famiglia.
Poi, preso dall'emozione, Magrì raccontò agli altri commensali di come fosse riuscito a sottrarsi all'arresto in relazione a quella rapina consumata dalla sua banda nel cuore di Borgo Vecchio.
Dopo aver mangiato e bevuto, Salvatore chiamò in disparte Gaetano. Gli raccontò che aveva bisogno di un alloggio, anche se momentaneo, temendo di essere ricercato dagli sbirri; gli confidò che aveva una modesta disponibilità economica.
Poi, Salvatore gli specificò che quella cortesia gliela richiedeva in virtù della promessa che Tano gli aveva fatto anni prima allorquando questi, inseguito dai carabinieri, si era liberato della refurtiva dello scippo appena commesso, da egli posta in essere in danno di una coppia di turisti stranieri che ammirava, ignara di quello che stava per succedere loro, il magnifico prospetto del Teatro Massimo, a Piazza Verdi.
Salvatore gli ricordò, in particolare, che proprio grazie al suo tempestivo intervento egli non si era buscato un anno di galera, senza condizionale peraltro, e che fosse arrivato il momento di mantenere la promessa fattagli qualche anno addietro.
Curzio gli disse che non vi era alcun problema, asserendo che lo avrebbe potuto ospitare a casa di alcuni suoi amici che, come lui, erano dediti al traffico di sostanze stupefacenti e la cui sede operativa, nonché area di spaccio, era ubicata nel cuore del quartiere Ballarò. Dopo qualche ora, sazi e ubriachi, uscirono dalla taverna, così da potersi dirigere a Piazza Ballarò.

I Post più popolari

SOLIDARIETA’ IN SICILIA, LA DELEGAZIONE DELL'ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO MISSIONARIO INTERNAZIONALE ONLUS "E TI PORTO IN AFRICA" REALIZZA UNA IMPORTANTE PIANTAGIONE DI CACAO PER LA SOPRAVVIVENZA DI FAMIGLIE POVERE IN COSTA D’AVORIO.

Le origini del nome della città di Palermo.

LA NORMAN ACADEMY SICILIA DONA MATERIALE DIDATTICO AI BIMBI DEL GHANA.

Recensione del romanzo giallo "L'infanzia violata", di Francesco Toscano, redatta dalla lettrice Maria Giulia Noto.

Raccolta fondi pro Africa, nell'ambito della campagna di sensibilizzazione dell’Associazione Onlus ‘E ti porto in Africa’.

Festa dell'inclusione a ItaStra. Si presenta il progetto FAMI.

La Chiesa di San Francesco d'Assisi di Palermo.

IL TEATRO “MASSIMO” DI PALERMO

La condizione della donna nell'Ottocento.

Il blog "Sicilia, la terra del Sole", compie 10 anni di vita; un grazie ai suoi lettori e a quanti hanno creduto nel lavoro del suo webmaster.